I sistemi RFID, per quanto complessi, sono relativamente facili da implementare e costituiscono un costo gestibile anche per realtà medio-piccole, contribuendo così a sfatare il mito che le applicazioni 4.0 richiedano necessariamente investimenti ingenti realizzabili solo da grandi imprese.

L’NFC è un sottoinsieme della tecnologia RFID, ed è molto più specializzata: sfrutta anch’essa le onde radio per la comunicazione, ma permette una comunicazione bidirezionale tra due dispositivi (peer-to-peer) e funziona solamente se i dispositivi sono molto vicini tra loro (a una distanza ottimale di 3-4 cm), senza però la necessità che vi sia un contatto. È una tecnologia ormai entrata nell’uso comune grazie alle carte di pagamento contactless.

Queste tecnologie possono dare un forte contributo nella produzione e nel campo della sicurezza dei lavoratori in quanto ad esempio è possibile utilizzarle come chiave di accesso per poter svolgere alcune funzioni specifiche, come consentire l’accesso a zone pericolose all’interno dell’azienda solo agli addetti autorizzati e opportunamente addestrati per quella mansione, che portano con sé un badge con il TAG RFID o NFC. Con lo stesso principio è possibile vincolare l’accensione di un impianto alla presenza di uno specifico tag che l’operatore porta con sé, in modo da non consentire l’uso improprio di macchinari da parte di personale non autorizzato.

Data la loro capacità di memorizzare i dati, è possibile utilizzare dei TAG anche per eseguire la tracciabilità di ogni prodotto lungo la fase di produzione e assemblaggio.

È infatti possibile memorizzare lo stato di un pezzo aggiornando il TAG ogni volta che viene fatta sul pezzo una nuova lavorazione. In questo modo si è sempre consapevoli delle lavorazioni che il semilavorato in questione ha subito e dei problemi che eventualmente ha avuto durante il ciclo produttivo.